Silvy CooN
 
 
La storia del gatto
 
Le più antiche testimonianze riguardo ai primi esemplari felini risalgono ai tempi degli Egizi (2130 a.C.), quando la capitale dell'Egitto era la città di Bubasti, famosa per il culto dei gatti sacri, particolarmente apprezzati come cacciatori di topi e serpenti. A testimonianza, dipinti raffiguranti gatti simili agli odierni Abissini e Egyptian Mau si possono infatti trovare facilmente in Egitto e nei paesi dell'area mediorientale. E’ famosa la raffigurazione della dea Bastet, ritratta con sembianze di gatta.
Altri riferimenti ai felini si hanno nel periodo Romano, menzionati anche da alcuni scritti dell’Imperatore Cesare Augusto. Ai Romani, infatti, si deve la diffusione del gatto Europeo.
Dobbiamo spostarci nel 1500 d.C. per trovare in Europa i primi esemplari di gatti a pelo lungo, importati da Pietro della Valle (esploratore) dalla zona dell’Asia Minore. Questi gatti dal mantello candido, progenitori del Persiano e dell'Angora-Turco, divennero subito oggetto di desiderio di nobili e re.
In precedenza invece, tra l'VIII e l'XI secolo, furono i Vichinghi, nel pieno della loro espansione, a diffondere i primi esemplari di gatto Norvegese delle Foreste, loro compagno di viaggio, utile per liberare le stive delle navi dai topi.
Il gatto fu ottimo complice anche dei Templari, i quali, intorno all'anno mille, trovarono nel Certosino, da loro portato in Europa, un ottimo alleato che, affidato alle cure dei monaci, si rivelò nobile custode di miniature e manoscritti dagli attacchi degli acerrimi nemici topi.
Uno dei periodi più bui per i felini, fu quello dell'Inquisizione, dal 1200 al 1600, periodo nel quale furono considerati l'incarnazione del demonio a causa della loro indole fuggevole e misteriosa e perseguitati insieme alle donne che venivano considerate streghe. Era tradizione infatti, nella notte di San Giovanni, bruciare vivi insieme alle donne accusate di stregoneria, nelle piazze, centinaia di gatti rinchiusi in ceste. A seguito di ciò il proliferare indisturbato di topi i quali, aiutati dalle scarse condizioni igieniche, portarono alla diffusione di epidemie come quella ben citata dal Manzoni nei Promessi Sposi, la peste.
Per arrivare al "Procione del Maine" bisogna attendere la nota passione della Regina Maria Antonietta per i gatti. Ai suoi felini infatti, per quanto narra la storia, abbandonati dal Marchese di Lafayette sulle coste del Nuovo Mondo e accoppiatisi con quelli locali semi selvatici, si devono le origini del Maine Coon.